Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Giornale UICI del 21-01-2019

La cultura dell’inclusione dovrebbe essere patrimonio di tutti, cominciando dalla scuola. Molto più che le parole, contano gli esempi e le testimonianze. Nasce da questa idea il progetto “A prima vista”, realizzato dall’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino nell’ambito di un bando indetto dal Consiglio Regionale del Piemonte, che sostiene l’iniziativa. L’obiettivo è far conoscere la vita delle persone cieche e ipovedenti agli allievi delle scuole primarie e secondarie. La proposta è rivolta agli istituti della provincia di Torino, con una particolare attenzione per le scuole superiori. I metodi sono innovativi: lezioni interattive, incontri con le persone disabili, laboratori ed esperienze pratiche che consentono di mettersi, per qualche istante, nei panni di chi non vede o vede poco. Centinaia gli studenti coinvolti. Il primo appuntamento è in programma il 21 gennaio a Carmagnola (Torino).

Quelli che l’associazione propone sono dei percorsi “brevi”, della durata di 4, 5 ore ciascuno. Ovviamente l’obiettivo non è quello di trattare in modo esauriente tutti i temi legati alla disabilità visiva, ma piuttosto di abbattere un primo muro, aiutare gli studenti ad aprire gli occhi su una realtà poco conosciuta e, proprio per questo, spesso guardata con diffidenza o filtrata da vecchi stereotipi.

La mattinata di sensibilizzazione si struttura in diversi momenti. Si parte dalla definizione di disabilità visiva, nei suoi vari aspetti. I ragazzi scoprono, ad esempio, che le parole “cieco” e “ipovedente” non sono sinonimi: la prima si riferisce a chi è completamente privato della vista, la seconda a chi ha un grave deficit visivo. Si prosegue con la testimonianza di uno o più disabili visivi, che mettono a disposizione degli studenti la loro esperienza di vita, a partire dagli aspetti più pratici e quotidiani. C’è anche il tempo per un po’ di formazione sulle tecniche più efficaci per accompagnare una persona non vedente, ad esempio quando la si incontra per strada.

Viene poi il momento di imparare “sul campo”, attraverso i laboratori. I vari gradi della disabilità visiva vengono simulati indossando bende o occhialini che limitano l’acuità e il campo visivo. Così gli studenti provano a muoversi nello spazio usando gli ausili delle persone cieche e ipovedenti, come il bastone bianco. Un capitolo a parte è dedicato ai cani guida, sempre presenti agli incontri: è importante che i cittadini, fin da giovanissimi, conoscano e rispettino questi animali, insostituibili compagni di vita per chi non vede, e siano informati sulle normative di riferimento, che consentono ai cani guida l’accesso in qualsiasi luogo pubblico. Si prosegue poi con una panoramica sugli strumenti informatici a sostegno della disabilità visiva (che hanno dischiuso possibilità di integrazione inimmaginabili fino a pochi anni fa) e su alcuni sport accessibili a chi non vede. L’esperienza si conclude con le domande degli studenti e con una breve riflessione finale.

«Da tempo proponiamo nelle scuole progetti di questo genere e i risultati sono sempre apprezzabili – spiega l’avvocato Franco Lepore, presidente UICI Torino – I ragazzi rispondono con curiosità e interesse, ponendo domande talvolta inaspettate e sempre stimolanti. Siamo convinti che questi percorsi siano utili per gli studenti, poiché li rendono fin d’ora più disponibili e meno diffidenti verso i loro compagni con disabilità visiva e offrono loro un bagaglio di esperienza che li aiuterà anche nel futuro».

Amici di Penna

penna stilograficaArticoli, interviste e servizi apparsi sui media che trattano i temi della disabilità visiva.
A cura di Massimiliano Penna

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