Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
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Il Giorno del 27-01-2019

FIRENZE. Allergici al sole. La cura della cherato-congiuntivite Vernal è un esempio di presa in carico davvero complessiva dei piccoli pazienti che si rivolgono all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ogni anno più di 800. A loro viene assicurata persino la fornitura gratuita dei farmaci prodotti "in casa", tramite l'associazione Occhio al Sole che li spedisce ai pazienti in tutto il Paese. Al Meyer la casistica è la più importante in Europa e tra le prime al mondo, e i ricercatori firmano sulle più autorevoli riviste internazionali. Un'esperienza significativa che fa del Meyer il punto di riferimento italiano per la ricerca, la diagnosi e la cura di una malattia di natura allergica dal grande impatto sulla qualità di vita. La cherato-congiuntivite di Vernal è una malattia che si manifesta con l'infiammazione della congiuntiva oculare e della cornea con rischi di pregiudicare la funzionalità visiva. Si tratta di una della più gravi patologie allergiche, che viene esacerbata dall'esposizione ai raggi ultravioletti del sole. Contrariamente alle allergie, la cherato-congiuntivite Vernal risponde poco alla classica terapia di antistaminici. Di prassi la terapia consiste nella protezione dai raggi ultravioletti con occhiali da sole e un trattamento locale con immunosoppressori. Fino a poco tempo fa il farmaco maggiormente utilizzato per la Vernal era il cortisone, ma i suoi effetti collaterali, quali l'insorgenza del glaucoma e di cataratta, ne hanno via a via sconsigliato l'impiego. «Per evitare queste complicanze - spiega Roberto Caputo, direttore Oftalmologia pediatrica del Meyer (nella foto) - utilizziamo la preparazione topica a base di ciclosporina o Tacrolimus. Si tratta di immunosoppressori a bassissime dosi che tengono a bada la malattia, riducendo il rischio di ulcere corneali, ed evitando l'insorgenza di glaucoma e cataratta, tipico effetto del cortisone. Per ogni bambino con Vernal che si presenta ai controlli assicuriamo sempre il controllo oftalmico e, grazie al supporto della oculista Cinzia De Libero e l'ortottista Gioia Danti, anche l'esecuzione delle 'mappe corneali’, metodo computerizzato di lettura della curvatura della cornea e strumento essenziale per la diagnosi e il controllo del cheratocono. Questa forma allergica in genere regredisce fino a scomparire attorno ai 15-20 anni. «Ricordo ancora quando con il dottor Neri Pucci provavamo il collirio nei nostri occhi - ricorda il professor Elio Novembre, direttore dell'Allergologia -. Volevamo trovare una terapia che non avesse le complicanze del cortisone. Si pensò allora al collirio con una piccola percentuale di ciclosporina, immunosoppressore impiegato nei trapianti. Alla fine, insieme agli oftalmologi e ai farmacisti ospedalieri, realizzammo due galenici da instillare negli occhi dei bambini. Quell'intuizione è stata giusta». Recentemente a quel collirio se ne è aggiunto un altro, a base di tacrolimus (immunosoppressore più potente della ciclosporina), segnando un nuovo primato internazionale. (i.u.)

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penna stilograficaArticoli, interviste e servizi apparsi sui media che trattano i temi della disabilità visiva.
A cura di Massimiliano Penna

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