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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


Modifiche alla disciplina in materia di permessi e congedi per l'assistenza alle persone con disabilità – decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119

Notizia del 22/03/2012

Si riporta di seguito il testo integrale della circolare n. 82/2012 della Sede Centrale, che fornisce un quadro dettagliato delle novità in materia di congedi e permessi per l'assistenza alle persone con disabilità per i settori del lavoro pubblico e privato alla luce dei più recenti interventi legislativi, giurisprudenziali ed amministrativi, ferme restando le autonome determinazioni di ciascun settore nell'esercizio del proprio potere organizzativo e gestionale.

Rimane invariato il regime dei permessi, del trasferimento, della tutela della sede per i lavoratori con disabilità che fruiscono delle agevolazioni per le esigenze della propria persona.

L'art. 23 della legge n. 183 del 4.11.2010 ha delegato il Governo ad intervenire in materia di congedi, aspettative e permessi, fruibili dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, tenuto conto del loro contenuto e della loro diretta correlazione a posizioni giuridiche costituzionalmente tutelate.

Come già informato con circolare UIC 239/2011, l'adozione del decreto legislativo n. 119 del 18.7.2011, di attuazione dell'art. 23 citato, ha modificato in parte la disciplina dei congedi e dei permessi per l'assistenza ai disabili gravi, ivi compresi i permessi di cui alla legge 104/1992, art. 33, comma 3, che interessano da vicino anche i familiari di persone non vedenti.

L'INPS con circolare n. 32 del 06/03/2012 e il Dipartimento della Funzione Pubblica con circolare n. 1 del 03/02/2012 hanno contemporaneamente fornito alcune istruzioni operative, per molti versi sovrapponibili, in merito alle disposizioni introdotte dagli artt. 3, 4, 6 e 7 del decreto legislativo 119/2011.

In particolare, si pongono in rilievo i seguenti aspetti:

1. Prolungamento del congedo parentale: L'art. 33, comma 1, del decreto legislativo 151/2001, così come modificato dall'art. 3 del decreto legislativo 119/2011, prevede la possibilità, fruibile alternativamente da parte di ciascun genitore con figlio disabile in situazione di gravità, di beneficiare del prolungamento del congedo parentale per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di normale congedo parentale, di tre anni da godere entro il compimento dell'ottavo anno di vita dello stesso (con diritto, per tutto il periodo, ad una indennità economica pari al 30 per cento della retribuzione).

2. Congedo straordinario retribuito biennale per l'assistenza al familiare disabile in situazione di gravità, di cui all'art. 80, comma 2, della legge 388/2000 e all'art. 42 del decreto legislativo n. 151 del 2001.

2.1 I soggetti aventi diritto: L'art. 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001, così come modificato dall'art. 4 del decreto legislativo n. 119 del 2011, individua un elenco di persone legittimate alla fruizione del congedo, stabilendo un ordine di priorità tassativo e prevedendo in particolare che esso spetti ai seguenti soggetti: a) coniuge convivente della persona in situazione di handicap grave; b) padre o madre, anche adottivi o affidatari, nel caso il coniuge sia mancante, deceduto o affetto da patologie invalidanti; c) uno dei figli conviventi, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti; d) uno dei fratelli o sorelle conviventi, nel caso in cui i soggetti di cui ai punti a), b) e c) siano impossibilitati a fornire assistenza.

A fronte di alcune richieste di parere in merito, si fa presente che, poiché l'ordine dei soggetti possibili beneficiari è stato indicato direttamente ed espressamente dalla legge, la quale ha pure stabilito le condizioni in cui tale elenco si può “scorrere” in favore del legittimato di ordine successivo (mancanza e patologie invalidanti), tale ordine non si ritiene possa essere derogato. Pertanto, per l'individuazione dei legittimati non pare possibile accogliere dichiarazioni di rinuncia alla fruizione al fine di far “scattare” la legittimazione del soggetto successivo, né dare rilievo a situazioni di fatto o di diritto che non siano state esplicitamente considerate nella norma (come, ad esempio, la circostanza che il coniuge convivente sia lavoratore autonomo o imprenditore).

Il diritto al congedo è subordinato per tutti i soggetti legittimati alla sussistenza della convivenza, ossia della coabitazione. Al fine di venire incontro all'esigenza di tutela delle persone disabili, il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell'ambito dello stesso numero civico), ma non nello stesso interno. Sempre al fine di agevolare l'assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata la dimora temporanea, ossia l'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile.

2.2 Il referente unico: Viene esteso anche al congedo in esame il principio del referente unico, già introdotto dall'art. 24 della legge n. 183 del 2010 per i permessi di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992. Infatti, la norma stabilisce che il congedo straordinario di due anni ed i giorni di permesso non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l'assistenza alla stessa persona in situazione di handicap grave. Ne consegue che la fruizione dei permessi e del congedo dovrà concentrarsi in capo al medesimo legittimato e, pertanto, non sarà possibile beneficiare del congedo per assistere una persona disabile nell'ipotesi in cui un altro lavoratore risulti già autorizzato a fruire dei tre giorni di permesso per la stessa persona. Allo stesso modo, non potranno essere fruiti i permessi di cui al citato art. 33 per assistere una persona in situazione di handicap grave nell'ipotesi in cui un altro lavoratore risulti autorizzato a beneficiare di periodi di congedo per la stessa persona.

Fanno eccezione a questa regola i genitori, anche adottivi, del minore in situazione di handicap grave, i quali possono fruire delle prerogative in maniera alternata anche nell'arco dello stesso mese. Pertanto, i genitori godono delle predette agevolazioni (permessi di tre giorni mensili, permessi di due ore, prolungamento del congedo parentale) anche in maniera cumulata con il congedo straordinario nell'arco dello stesso mese, mentre è precluso il cumulo dei benefici nello stesso giorno.

2.3 Le modalità di fruizione: Il dipendente che assiste una persona in situazione di handicap grave diversa dal figlio può fruire nell'ambito dello stesso mese sia del congedo biennale in esame sia del permesso di cui all'art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 (deve quindi intendersi superato quanto detto in ambito pubblico e privato in ordine alla preclusione rispetto al cumulo tra congedo ex art. 42, comma 5, e permessi legge 104/1992).

A fronte di alcune richieste di chiarimento in proposito, si precisa, inoltre, che nel caso di fruizione cumulata nello stesso mese del congedo (ovvero ferie, aspettative od altre tipologie di permesso) e dei permessi ex legge 104/1992 da parte del dipendente a tempo pieno, questi ultimi spettano sempre nella misura intera stabilita dalla legge 104/1992 (3 giorni) e non è previsto un riproporzionamento.

Come è noto, il congedo è fruibile anche in modo frazionato (a giorni interi, non ad ore). Affinché non vengano computati nel periodo di congedo i giorni festivi, le domeniche e i sabati (nel caso di articolazione dell'orario su cinque giorni), è necessario che si verifichi l'effettiva ripresa del lavoro al termine del periodo di congedo richiesto. Pertanto, tali giornate non saranno conteggiate nel caso in cui la domanda di congedo sia stata presentata dal lunedì al venerdì, se il lunedì successivo si verifica la ripresa dell'attività lavorativa, ovvero anche un'assenza per malattia del dipendente o del figlio. Viceversa, due differenti frazioni di congedo straordinario intervallate da un periodo di ferie o altro tipo di congedo, debbono comprendere ai fini del calcolo del numero di giorni riconoscibili come congedo straordinario anche i giorni festivi e i sabati (per l'articolazione su cinque giorni) cadenti subito prima o subito dopo le ferie o altri congedi e permessi.

Quanto precede vale anche nel caso in cui il dipendente richiedente abbia un rapporto di lavoro par-time con l'amministrazione.

2.4 La durata del congedo – Congedo per gravi e documentati motivi familiari: I dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati possono richiedere periodi di congedo, continuativi o frazionati, non superiori a due anni. Pertanto, il “contatore” complessivo a disposizione di ciascun dipendente è comunque quello di due anni nell'arco della vita lavorativa, a prescindere dalla causa specifica per cui il congedo è fruito. Si chiarisce, così, che, utilizzati i due anni ad esempio per il congedo straordinario ex art. 42, comma 5, decreto legislativo n. 151 del 2001 per l'assistenza a un familiare disabile grave, il dipendente avrà esaurito anche il limite individuale di congedo non retribuito per “gravi e documentati motivi familiari” ex art. 4, comma 2, della legge 53/2000. Si chiarisce, altresì, che trattandosi di un limite massimo individuale, ad un lavoratore o ad una lavoratrice che nel tempo avesse fruito, ad esempio, di un anno e quattro mesi di permessi non retribuiti per “gravi e documentati motivi familiari”, il congedo biennale retribuito potrà essere riconosciuto solo nel limite di otto mesi.

2.5 Il trattamento economico spettante durante il congedo: Come già comunicato con circolari UIC n. 6 e n. 18 del 2012, il dipendente che fruisce del congedo straordinario ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione, ma con riferimento alle sole voci fisse e continuative del trattamento. L'indennità, pertanto, è corrisposta nella misura dell'ultima retribuzione percepita e cioè quella dell'ultimo mese di lavoro che precede il congedo, con esclusione degli emolumenti variabili della retribuzione accessoria, che non abbiano, cioè, carattere fisso e continuativo.

I periodi di congedo straordinario non sono computati ai fini della maturazione di ferie, tredicesima, trattamento di fine rapporto e trattamenti di fine servizio (cfr. circolare INPDAP n. 11 del 2001), ma, essendo coperti da contribuzione, sono validi ai fini del calcolo dell'anzianità previdenziale (art. 4, comma 5-quinquies, decreto legislativo n. 119/2011).

Sul punto, a sostegno del diverso trattamento tra congedo e permessi in materia di ferie e tredicesima mensilità, si è già espresso il Consiglio di Stato con il parere n. 3389 del 2005, secondo il quale il congedo straordinario retribuito previsto dal comma 5 dell'art. 42 ed i permessi della legge 104, pur tutelando una comune finalità sociale, hanno natura diversa in quanto <il congedo parentale e' costituito dalla censura totale della prestazione lavorativa, per periodi piu' o meno lunghi, frazionati o continuativi. L'astensione determina uno stato di parziale quiescenza del rapporto, con una sua piena reviviscenza una volta spirato il termine del congedo. I permessi sono assenze temporalmente assai limitate e brevi. Esse si collocano nell'ambito di una sostanziale continuità>.

3. Permessi ex legge n. 104 del 1992: L'art. 6 del decreto legislativo n. 119 del 2011 apporta modifiche ai fini del diritto e delle modalità di fruizione dei tre giorni di permesso ex art. 33, comma 3, della legge 104/1992 per l'assistenza a persone disabili gravi.

Come è noto, già la legge 183/2010, all'art. 24, aveva ridefinito i lavoratori legittimati alla fruizione, restringendo la categoria al coniuge e ai parenti ed affini entro il secondo grado. Rispetto alla normativa previgente, la nuova disposizione da un lato ha menzionato espressamente il coniuge tra i lavoratori titolari della prerogativa, dall'altro ha posto la limitazione dei parenti ed affini entro il secondo grado.

Data la regola generale, la legge ha però previsto un'eccezione per i casi in cui i genitori o il coniuge della persona da assistere abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti. In queste ipotesi, stimando eccessivamente onerosa o impossibile l'opera di assistenza a causa dell'età non più giovane o della patologia del familiare, la legge contempera la possibilità di estendere la legittimazione alla titolarità dei permessi anche ai parenti e agli affini entro il terzo grado (cfr. Dipartimento della Funzione Pubblica, circolare n. 13/2010. Sull'argomento, vedasi anche circolari UIC n. 272/2010 e n. 290 del 2010).

Pertanto, la novità più importante rispetto al regime precedente è rappresentata dalla restrizione dei famigliari che possono fruire dei permessi, poiché con la nuova norma si passa dal terzo al secondo grado di parentela, salvo la ricorrenza delle situazioni eccezionali dell'assenza, dell'età anagrafica o delle patologie.

Ciò premesso, ecco le ulteriori novità introdotte dal decreto legislativo n. 119 del 2011:

3.1 Cumulo di permessi per l'assistenza a più persone in situazione di handicap grave: Viene

ristretta la platea dei legittimati alla fruizione dei permessi per l'assistenza a più persone in situazione di handicap grave. Tale disposizione contempla la fattispecie in cui lo stesso lavoratore intenda cumulare i permessi per assistere più disabili. La norma va intesa nel senso che il cumulo di più permessi in capo allo stesso lavoratore è ammissibile solo a condizione che il famigliare da assistere sia il coniuge o un parente o un affine entro il primo grado, o entro il secondo grado qualora entrambi i genitori o il coniuge della persona della persona in situazione di handicap grave abbiano compiuto i 65 anni, o siano affetti da patologie invalidanti, o siano mancanti. In tale caso, il cumulo delle agevolazioni sarà consentito al massimo per l'assistenza nell'ambito del secondo grado di parentela o affinità.

È evidente che la fruizione di permessi in maniera cumulativa in capo allo stesso lavoratore crea notevole disagio all'attività del datore di lavoro per la possibilità di assenze del lavoratore stesso frequenti e protratte nel tempo. Questi aspetti dovrebbero essere ben valutati dal dipendente che intende chiedere la fruizione di più permessi cumulativamente, limitando la domanda alle situazioni in cui da un lato non vi sono altri famigliari in grado di prestare assistenza, dall'altro non è possibile soddisfare le esigenze di assistenza nel limite di tre giorni mensili. La sussistenza di tali presupposti, che il dipendente ha l'onere di dichiarare all'atto della presentazione della domanda, non può che essere rimessa alla valutazione esclusiva e al senso di responsabilità del lavoratore interessato, considerato il loro carattere assolutamente relativo e la difficoltà di un eventuale accertamento.

3.2 Documentazione necessaria in caso di distanza dalla residenza della persona da assistere superiore a 150 km: Il lavoratore che usufruisce dei permessi per assistere una persona in situazione di handicap grave, residente in un Comune situato a distanza stradale superiore a 150 chilometri rispetto a quello di residenza del lavoratore, deve attestare con titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza dell'assistito.

In base alla nuova previsione, il lavoratore che fruisce dei permessi dovrà provare di essersi effettivamente recato, nei giorni di fruizione degli stessi, presso la residenza del famigliare da assistere, mediante esibizione del titolo di viaggio o altra documentazione idonea (a mero titolo di esempio: ricevuta del pedaggio autostradale, dichiarazione del medico o della struttura sanitaria presso cui la persona disabile è accompagnata, biglietto del mezzo pubblico utilizzato per lo spostamento in loco), la cui adeguatezza verrà valutata dal datore di lavoro di riferimento, fermo restando che l'assenza non potrà essere giustificata a titolo di permesso ex legge nell'ipotesi in cui il lavoratore non riesca a produrre la suddetta documentazione.

4. Congedo per cure per gli invalidi (art. 7, commi 1, 2 e 3, decreto legislativo 119/2011): I lavoratori mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al cinquanta per cento possono fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non superiore a trenta giorni. Il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito della domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all'infermità invalidante riconosciuta.

Durante il periodo di congedo, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Il lavoratore è tenuto a documentare in maniera idonea l'avvenuta sottoposizione alle cure. In caso di lavoratore sottoposto a trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell'assenza può essere prodotta anche una attestazione cumulativa.



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