Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
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Corriere della Sera del 22/03/2021

Un anno abbondante di pandemia sta avendo un impatto sanitario, economico e sociale enorme a livello globale. Le conseguenze indirette dell’isolamento sociale, dei lunghi lockdown, della chiusura delle scuole, troppo spesso considerate senza prove fonte primaria dei contagi, stanno avendo ripercussioni sulla salute mentale dei bambini. Ma un nuovo rischio colpisce soprattutto i più piccoli, ovvero il deterioramento della vista, con segnali decisamente preoccupanti sulla diffusione della miopia.

Miopia e scolarizzazione

«Sappiamo che per determinare la miopia entrano in gioco fattori genetici (predisposizione familiare) ma soprattutto ambientali - spiega Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all’Università degli studi di Milano - altrimenti non potremmo spiegarci come mai le popolazioni più scolarizzate vanno incontro a miopie più rilevanti, anche in termini numerici». Guardiamo ad esempio a Taiwan e alle Filippine, due Paesi che si trovano nella stessa area geografica. Ma se a Taiwan nella popolazione giovane la miopia colpisce il 75-80% dei ragazzi, nelle Filippine il problema riguarda solo il 20% della stessa fascia di età, e questo perché i due Paesi hanno scolarità molto differenti.
Allo stesso modo uno studio condotto in Israele ci dice che gli studenti nelle scuole ortodosse, dove si studia per molte ore al giorno, sono molto più miopi degli studenti delle scuole secolari, non religiose. E i Masai, popolo di cacciatori, non sanno quasi che cosa sia la miopia.

Il peggioramento in epoca Covid

Ma che cosa è successo in epoca Covid? «Bambini e adolescenti lavorano e studiano da casa con il computer sempre acceso per la didattica a distanza, ma anche per svagarsi guardando video o giocando ai videogiochi. Nella migliore delle ipotesi il loro mondo è rinchiuso in 4-5 metri, ma sappiamo che l’occhio può riposare solo se guarda l’orizzonte ad almeno 10 metri. L’attività ravvicinata, ormai è noto, porta a un incremento maggiore della miopia» aggiunge Nucci. In più i ragazzi sono stati privati ormai da mesi anche dell’attività sportiva che, oltre a un importante sfogo fisico e mentale, aiuta a riposare la vista. Vivere rinchiusi in una stanza, senza la possibilità di riposare lo sguardo guardando l’orizzonte così da non dover mettere a fuoco (cosa impossibile in una piccola stanza, neppure se si distoglie lo sguardo dal computer), ha peggiorato la situazione.

Lo studio sui bambini cinesi

Uno studio pubblicato a dicembre su Jama Ophthalmology ha analizzato i dati di oltre 120 mila bambini di dieci scuole cinesi ed è emerso che la prevalenza della miopia tra i più piccoli (tra i 6 e gli 8 anni) è stata fino a tre volte superiore rispetto ai cinque anni precedenti mentre non si sono rilevate grandi differenze nei ragazzini di età maggiore. Secondo i ricercatori i problemi alla vista sarebbero emersi a causa della clausura nel periodo di lockdown, con molte ore trascorse davanti allo schermo, dal momento che non c’era la possibilità di trascorrere tempo all’aria aperta. Le differenze tra i bambini più piccoli e quelli più grandi potrebbero essere motivate dal fatto che i primi sono ancora in una fase fondamentale dello sviluppo, quando emergono le prime problematiche della miopia ma serviranno altre indagini per chiarire meglio il meccanismo. Paolo Nucci conferma il problema: «La richiesta di controlli per un peggioramento della miopia è diventata molto importante. Nei nostri studi abbiamo registrato un 20% di accesso in più di ragazzini che lamentano di vedere male da lontano». Essere miopi però non significa solo dover mettere un paio di occhiali. «Stiamo arrivando a valori di miopia che superano le cinque diottrie - aggiunge Nucci - valori importanti perché possono portare nel tempo a problematiche come maggiore fragilità della retina, maggiore esposizione al rischio di maculopatie e a una maggiore predisposizione al distacco della retina o al glaucoma».

Le terapie

Che cosa si può fare per rallentare il peggioramento della miopia? «Attualmente le possibilità terapeutiche nei bambini in età pre puberale - chiarisce Nucci - prevedono l’utilizzo di atropina in collirio, in composizione molto diluita oppure, valido anche per i più grandi, l’utilizzo di lenti correttive a defocus periferico che mettono a fuoco anche le parti retiniche periferiche e non solo quella centrale. Questo tipo di lenti risultano più efficaci nel controllo della miopia». Per aiutare la vista messa sotto sforzo durante la Dad il consiglio (purtroppo a causa dei tanti divieti non sempre possibile) è cercare di stare il più possibile all’aria aperta: i raggi ultravioletti aiutano nella produzione della dopamina, mediatore chimico molto utile a contenere l’allungamento dell’occhio. «Dopo ogni ora di Dad bisognerebbe fare una pausa di cinque minuti affacciandosi alla finestra, guardando l’orizzonte. Non basta distogliere lo sguardo dal computer: per far riposare l’occhio serve un orizzonte superiore ai dieci metri» conclude Nucci.

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