Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS
Consiglio Regionale Lombardo

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Varese News del 24/03/2021

Dall’atletica allo sci di fondo, dai mondiali di canottaggio al baseball per ciechi. La lunga carriera dell’atleta: “Devo smettere con il baseball, ma non mi fermo”.

VARESE. Se c’è un personaggio in provincia di Varese che incarna i valori dello sport è Gaetano Marchetto. Classe 1962, cresciuto a Cardana di Besozzo dove ha maturato le prime passioni per l’attività sportiva, una malattia agli occhi gli ha cambiato la vita, ma non ha frenato la sua voglia di muoversi e sperimentare nuove discipline. E sono davvero tanti gli sport che lo hanno impegnato: dall’atletica leggera al ciclismo, dal canottaggio allo sci di fondo, con tanto di baseball e – «anche solo per provare», afferma ridendo – il poligono di tiro.

«Mi è piaciuto fare tantissimi sport perché mi sono fatto attrarre da tante persone». Esordisce così il suo racconto Gaetano Marchetto. «Ho uno spirito multidisciplinare. Tutto è partito all’oratorio di Cardana di Besozzo dove pensavamo a giocare e senza saperlo facevamo tanto sport rispettando quelle poche regole che conoscevamo e spesso inventandone di nuove per adattare il gioco alle possibilità del momento. Bastava avere un pallone che rimbalzasse bene per essere allegri e avere qualcuno con cui sfidarsi in qualsiasi modo e all’oratorio era il massimo. Si giocava sotto il campanile nel campetto di terra e sassi, con la mamma del parroco che ci gridava quando la palla finiva nel giardino della canonica. Ad ogni partitella si rifacevano le squadre e chi era troppo forte risultava antipatico ma appena passava nella tua squadra diventava il giocatore più bravo del mondo. I giocatori più grandi erano i modelli da imitare come mio fratello Valerio e il fuoriclasse Gigi Giuliani. Il calcio predominava e in seguito, con la ristrutturazione ,si poteva giocare anche a pallavolo, pallamano e pallacanestro. Ma quanti castelloni, bandiere, palle avvelenate e ciclocross nei boschi o corse campestri, ping-pong, calcio-balilla, tam-tam, biliardino».

«Ho cominciato ad assaporare lo sport agonistico – prosegue Gaetano – con le partite di calcio a 7 del circuito CSI e si girava negli altri oratori con trasferte che erano sempre una festa. Ricordo quando fui convocato alle medie insieme a pochi altri dal prof Rossi alla mia prima campestre provinciale all’Ippodromo di Varese in una giornata invernale fredda e uggiosa, spaesato all’inizio ma quanto orgoglio aver completato dignitosamente il percorso. Certo però che il mio sport preferito era sempre il calcio e difatti ho provato brividi di felicità e di prime responsabilità per il salto nel vivaio della squadra comunale di Gavirate e poi di Besozzo, grazie al talentuoso e inseparabile compagno di giochi delle Elementari Riccardo Miglierina».

Poi però sono subentrati i problemi agli occhi: «Avevo circa 12 anni e durante una partitella serale ho colpito la palla di testa per difendere la mia porta e sono stato applaudito dall’allenatore Borsato, ma quel colpo di testa era stato un colpo di fortuna e io lo sapevo perché la palla l’avevo appena intravista. L’ho presa bene ma d’istinto. Ho pensato con tanto malincuore che era meglio chiudere in bellezza, la vista non era più sufficiente per reggere quel livello di gioco. La retinite pigmentosa che riduce il campo visivo e la visione notturna cominciava a pormi dei limiti molto concreti. Non sono più andato è per vergogna non diedi nessuna spiegazione, anche perché molti giocatori erano miei compagni di classe».

Quasi per caso, l’incontro con il canottaggio: «A distanza di un anno però, grazie alla notizia in paese che Marco Bottin andava a far canottaggio per curare la scoliosi. La mia ammirazione per lui, 3 anni più grande, mi ha fatto intravedere uno sport che davvero potevo fare perché non serviva vederci così bene: il canottaggio sedile fisso, avrei avuto compagni di barca e soprattutto un timoniere. Con Marco quanti viaggi a Reno per allenarci sotto l’Eremo di Santa Caterina e quante trasferte nei paesi del Lago Maggiore per regatare. Ho vinto con lui a Reno, una volta memorabile, fra i tifosi i nostri genitori, al punto che ci siamo buttati in acqua. Anche mio fratello Sergio, con le mie stesse difficoltà visive, aveva assaporato l’opportunità di un riscatto sportivo nel canottaggio e prima per sfida poi per passione libera tutta la sua grinta sportiva nelle gare. Avevamo un Malaguti 50 in condivisione con i miei fratelli ma spesso con Sergio ci andavamo in bicicletta, si perché a Reno ad allenarci si andava tutti i giorni da metà marzo a settembre. La passione che contaminava aggregava sempre più ed ero contento di aver convinto anche il grande amico delle medie Fabio del Torchio ad entrare in squadra. Si andava spesso insieme in moto a Reno con la sua Vespa ET3 e poi si gareggiava sul doppio e il quattro la domenica. Quanti pomeriggi di storie tramandate dai “vecchi lupi” di lago al Cantiere Perucchini e giochi in spiaggia ma poi allenamenti seri e gare alla domenica con l’accoglienza di una grande famiglia d’amici prima ancora di essere squadra agonistica. Un giorno profetico mi venne a far visita il coscritto vulcanico Vincenzo Tagni con due biciclette da lui saldate insieme per gioco: fu il mio primo giro in tandem… e dal divertimento pensò di saldare insieme altre biciclette ma purtroppo o per fortuna si fermò a 3».

Poi però seguì un periodo lontano dallo sport: «A 17 anni presi il volo per un’estate in Inghilterra per studiare e dopo la maturità fare l’apprendista in più lavori fino a lavorare come corrispondente import-export grazie alla presentazione di Renzo, ancora un cardanese. La pausa dallo sport durò fino ai 27 anni quando ripresi con Ugo Fantoni. Mi sono inserito nel gruppo ipovedenti dell’Atletica Galbar di Cittiglio, quella che ora è la 7Laghi Runner. La spinta iniziale era quella di rimediare al mal di schiena che veniva avanti a causa di un incidente in moto a 21 anni che impensierì non poco i miei familiari, dato che avevo perso conoscenza per 5 giorni oltre allo schiacciamento di due vertebre. Ritornavo nello sport da ipovedente e correvo dietro alla mia guida a cui facevo indossare una maglietta scura di giorno e chiara di sera sulla quale puntavo una torcia. Quando poi la vista non bastò più, arrivò l’idea di un cordino rigido, usando i tubolari isolanti di mio fratello idraulico che chiamammo “ottovolante”, consentendo alla mia guida di correre insieme tenendomi a bordo strada in sicurezza. Ecco allora che dopo Ugo i veri amici diventano guide, rimandando la loro prestazione personale: il collega Enzo Tavernini, il compagno delle medie ritrovato Vittorio Ottaviano, la mia guida alpina Franco Corsi, Angelo Beghetto, Angelo Colli, Giacomo Ierardi e Antonio Locascio. L’89 fu l’anno del mio esordio in atletica con il GS Nonvedenti Milano che mi aprì alla realtà dello Sportdisabili girando l’Italia fra vari campionati. Cambiai anche lavoro e grazie a un anno di corso ASPHI a Bologna sono diventato programmatore non vedente alla Popolare Luino e Varese».

Non solo agonismo però, Marchetto fu importante anche per l’associazionismo in provincia di Varese: «Nel ’90 grazie allo slancio dei coniugi Giuse e Leila Castelli e l’Unione Italiana Ciechi di Varese nasce la polisportiva “Ciechi Sportivi Varesini” che abbatte molte barriere sportive, passando dallo scetticismo ai pregiudizi e infine alle opportunità. Si diede il via a trasferte di sci nordico sci alpino, cicloturistiche in tandem, corsi di nuoto, di pattinaggio su ghiaccio e tornei di bowling. Così nel ’96, imparando dai presidenti Gianni Gucciardo e Pietro Pellerito, capii che era arrivato il mio turno per presiedere un’ambiziosa associazione. Grazie al Consiglio direttivo e a un formidabile braccio destro: Pasquale Lemmo, abbiamo potuto realizzare sempre nuove manifestazioni agonistiche di ciclismo-tandem e di nuoto, con in palio titoli nazionali, e 10 edizioni itineranti della manifestazione “Corri con noi e vedi come corri”. Iniziare nuove discipline come il canottaggio, lo sci nautico, le immersioni subacquee, l’autodifesa MGA e karate, il tiro con l’arco e i corsi di ballo. Siamo stati precursori dello sci di fondo per ipovedenti con Ruggero Brandellera e la sua guida Alvaro Belloni, inventando lo zaino con segnale acustico per la guida. È stata una soddisfazione enorme che ci ha permesso di partecipare a due marcelonghe, ma anche gare internazionali come la Finlandia-Hiihto e la Vasaloppet: forse ancora l’emozione più grande l’arrivo dopo 12 ore di gara».

Poi il ritorno al canottaggio, con i grandi risultati agonistici: «Il canottaggio ha permesso di entrare nella nazionale non vedenti che mi ha permesso di gareggiare ad altissimi livelli. Il primo grazie va a Franco Ruspini che nel 1996 ci ha aperto le porte della Canottieri Varese. Il top è stato vestire la maglia della nazionale “adaptive-rowing” guidata da sotto Paola Grizzzetti e Giovanni Calabrese della Canottieri Gavirate in tutti i mondiali: essere fermi al via di una finale è stata un’emozione fortissima. Ho fatto Milano 2003, Banyoles 2004, in Giappone nel 2005 e Eaton, in Inghilterra, nel 2006. Mi allenavo anche a Varese con Ambrogio Marzoli e gli atleti guida Franco Corsi e Giovanni Crosta, mentre a Gavirate uscivo coi compagni di barca di 4 Mondiali: Vittorio Bolis, Graziana Saccocci, Donata Grizzetti e il timoniere Alessandro Franzetti, rinforzati da Daniele Signore, Luca Agoletto e Paola Protopapa che sul 4con hanno vinto l’Oro Paralimpico a Pechino 2008».

Infine l’arrivo nel baseball per ciechi, uno sliding doors che gli ha dato nuove energie, come spiega lo stesso Gaetano: «Il baseball che mi ha ridato le emozioni che provavo giocando a calcio. Cercavo uno sport con destrezza, strategia e questo mi ha preso tanto. All’inizio era un po’ scettico, lo ammetto.La prima partita l’ho giocata il. 24 maggio 2009 grazie ad Adele Patrini e ad Angela Mazzetti a Malnate tra le due squadre di Milano. La passione che è scattata per giocare a baseball è essere entrati in partita. L’allenamento è un’altra cosa, la competizione ti dà la voglia di arrivare, fare bene. Il gioco di squadra e la solidarietà verso gli altri. Tutte cose che le senti forte in partita. Per questo dico a tutti di venire a provare, ma provare la partita. Chi è venuto e ha capito cos’è la partita non se n’è più andato».

Ora però il baseball giocato non potrà più farlo: «Purtroppo sono costretto a fermarmi – commenta amareggiato Gaetano -. La visita medica ha rilevato delle difficoltà cardiache che mi limitano sugli sforzi improvvisi. All’inizio non ci credevo, ho fatto fatica ad accettarlo. Ora faccio battute solo con la penna perché non posso più stare in prima linea agonistica con i “Patrini Malnate” per una limitazione cardiaca ma seguire la squadra è una nuova bellissima emozione, anche perché è facile scrivere di campioni che quasi sempre vincono. Ecco chi ha fatto la storia, in ordine di discesa in campo: il “grande fratello” Guglielmo Donai, la madrina “mammabase” Adele Patrini e “papàbase” Antonio Rabuffetti, la presidente UICI Angela Mazzetti, i coach roberto Rizza, Fabio Gottardi, Adriano Chiesa, Francesco Volo, meravigliosi compagni di gioco gli assistenti Moreno Grassi, Susanna Tremolada, Giulio Bonati, Angelo Privato, Alberto Zin, Valter Bossetti, William Ferranti, Maurizio Colombo, Angela Cardia, Cristina ed Erica Sereno, Mariangela Arcuri, Roberta Fierro, Francesca Magno, Luigi Boffa, Marcello Ferraresso, Giuseppe Curto. E poi i giocatori: Stefano Ferin, Melissa Gottardi, Luigi Virgili, Armando Virgili, Ottavio Stigliano, Marco Case, Lucia Zoroberto, Lorenzo Bossetti, Ruggero Brandellero, Milena Rossi, Hanane El Kadrani, Rosa Incollà, Antonio Burgio, Gaetano Casale, Daniel Okpara, Giuseppe Rosafio, Samuel Bernunzio, Michelangelo Agnello e Massimiliano Neto».

Gli altri sport però non si fermano per Gaetano: «Ho la possibilità di andare avanti in maniera amatoriale, continuo a nuotare e fare canottaggio e camminate in alta montagna. Con Franco Corsi, mia guida storica. La mia passione rimane, mi piace coinvolgere e spero di che ci siano sempre più giovani che giocano: danno soddisfazioni e pienezza di vita. Cerco di diffondere il più possibile questo messaggio perché molti sono scettici e mi dispiace. C’è un altro sport che mi manca tantissimo fermo anch’esso a causa della pandemia: lo sci alpino a Domobianca, sul Monterosa, in Valtellina e sulle Dolomiti. Mi manca l’euforia che si respira scendendo queste piste da 30 anni grazie all’associazione e alle guide che con la loro voce nella radiolina mi hanno trasmesso il coraggio di scendere da pendii spettacolari: Guglielmo Donai, Franco Corsi, Stefano Bianchi, Andrea Rota, Franco Parini, Pierluigi Nardello, Ambrogio Lucetti, William Ferranti, Lorenzo Mascetti, Giovanni Montini, Fausto turci, Silvia Morelli, Giordana Sordi, Maurizio Bellini, Valerio Marchetto, Alberto del Vitto, Alessandro Agazzi e con lo storico “Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi” Emilio Songa, sergio Cozzi, Alain Bardes».

«In chiusura di questa mia stagione agonistica durata una quarantina d’anni, è per me struggente riavvolgere la pellicola di un lungometraggio d’avventure sportive, ma è un’importante occasione per ringraziare idealmente e pubblicamente tutti quelli che le hanno vissute con me. Mi è piaciuto cimentarmi su più sport individuali di coppia e poi di squadra, vivendo a modo mio lo spirito panathletico prima ancora di farne parte poi nel Panathlon Club Varese. Sì, ho potuto continuare a praticare sport grazie a molte persone sportive che si sono messe in gioco per imparare ad essere “guide”. C’era anche la sfida tra di noi però in perfetta sintonia contro gli altri. Poi c’era quella interna al gruppo con l’eterno rivale Ruggero Brandellero che… mannaggia! Mi ha sempre battuto sugli “sci stretti”. Per me ogni sport ha la sua cartolina e riaffiorano subito vividi i ricordi più belli…: da ipovedente la Mezza maratona a Tenero 1989 inseguendo le maglie colorate e argento nei 1500 mt Italiani in pista a Vigna di Valle; Gran fondo “Vasaloppet” 1997, dopo 12ore di sciare si fece notte e Giuse dal megafono mi grida: ”Gaetano, forse abbiamo un problema: guarda che non ci vedo più nemmeno io”! Poi la luna e le lanterne delle baite ci vennero in soccorso; 2001 raggiungere il fondo a 30 metri sott’acqua a largo delle sponde di Caldè tenendo il polso del collega e istruttore Roberto Campoleoni insieme alla coppia Armando Virgili, Moreno Grassi; così trovare una bottiglia di birra intatta; Brividi d’adrenalina sulla linea di partenza nel 4con a 4 Mondiali 2003-2006 di canottaggio “adaptive-rowing”: Milano, Spagna, Giappone, Inghilterra; Argento agli italiani cronometro tandem 1998 a Rimini con Marco Reggiani dopo che tre mesi prima si rompe il tandem e viene operato al maxilo-facciale di Como; Respirare la vittoria ad ogni pedalata con Franco Parini al titolo italiano di cronometro master a Forlì nel 2006 riscattando una volata persa l’anno prima per un’automobile capitata nel circuito; Al secondo tentativo, nel 2008, inspirare felice l’alta quota e mettere piede nella capanna Margherita con Franco Corsi e Alberto Calaba; Uscire infortunato a metà partita nella finale del secondo Scudetto 2017 di baseball ma continuare a incitare la squadra dal dugout, mettendo a dura prova le coronarie insieme a un Giulio Bonati, disperato, per una finale che sembrava persa».

«Di solito guardo avanti – conclude Gaetano – ma se penso alla strada fatta, ho imparato che bisogna inseguire i sogni anche quando nessun altro intorno a te ci crede. I limiti ti costringono a fermarti per riflettere ma poi si riparte con nuove strategie. Tirando le somme, mi sento un uomo fortunato e non solo nello sport, forse perché se vai incontro alla fortuna lei fa lo stesso con te!».

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